SABATO 12 LUGLIO 2025

LA NOTTURNA: DOVE LA LUNA è LA LAMPADINA E LA BICI L’ASTRONAVE

Signore e signori, ciclisti notturni e amanti del rischio calcolato (quello di sbagliare strada nel buio), benvenuti alla Notturna, la pedalata dove l’unico requisito è avere una bici, una luce frontale e una buona dose di spirito d’avventura (o di follia, a seconda del punto di vista).

Partenza: Morgano

Mezzanotte. L’ora delle streghe, dei gufi insonni e dei ciclisti che pensano: “Perché non dormo come una persona normale?”

Non troppo forte, non troppo piano… tanto dopo pochi chilometri ci perdiamo comunque tra campi, stradine e svolte prese “a sentimento”, fino a trovare finalmente l’imbocco della Treviso-Ostiglia a Santa Cristina di Quinto.

Si costeggia l’Oasi di Cervada.
Qui il consiglio è semplice: non fatevi ipnotizzare dal canto delle rane.
Perché tra una “cra-cra” e l’altra il rischio concreto è finire dentro un fosso con tutta la bici. E spiegare alle rane come si smonta una gravel alle due di notte.

A un certo punto, pedalando sul sedime della vecchia ferrovia, compare dietro di noi un faro abbagliante.
Per un attimo pensiamo tutti la stessa cosa:

“È tornata la locomotiva.” No.

Sono semplicemente i fari di qualcuno che è partito troppo forte e ora ci vuole superare per poi esplodere dieci chilometri dopo.

Decidiamo allora di abbandonare la ferrovia e infilarci in strade secondarie verso Scorzè e la ciclabile dei Mulini.
Qui il gruppo si divide in due categorie:

  • chi sta ancora chiacchierando serenamente;
  • chi ha già iniziato a parlare con le proprie gambe.

Arrivati a Martellago troviamo il primo ristoro: frutta fresca, anguria e melone.
Un momento poetico.
Un’oasi di zuccheri e refrigerio prima della fuga disperata dagli sciami di zanzare venete, che notoriamente in luglio riescono a pedalare a 45 km/h in scia.

Ripartiamo quindi inseguiti da:

  • zanzare,
  • pipistrelli,
  • dubbi esistenziali,
  • e qualche rumore nel buio che preferiamo non identificare.

Raggiungiamo il fiume Serraglio e ne percorriamo la ciclabile fino quasi a Stra.
“Quasi”, perché qualcuno proporrà inevitabilmente:

“Dai facciamo una piccola deviazione per vedere Villa Pisani!”

Certo. Nel cuore della notte. Fuori traccia. Con il Garmin scarico al 12%.

Da lì imbocchiamo il percorso della Tergola, dove:

“Nel mezzo della biciclettata della nostra notte…”

(parafrasi autorizzata del Sommo Poeta, che probabilmente pedalava anche lui in gravel).

Pedaliamo lungo il fiume Tergola fino a incrociare:

  • il secondo ristoro rigenerante
  • il percorso del Muson dei Sassi,
  • il Cammino di Sant’Antonio,
  • e forse anche qualche dimensione parallela.

A Camposampiero intercettiamo di nuovo la Treviso-Ostiglia.
Ed eccolo ancora: il treno che ci viene incontro!

Ah no… Sono i fari di quelli davanti che, incredibilmente, non stanno dormendo.

Infine appare lei.
Magnifica. Mistica. Monumentale.
La Rotonda di Badoere.

Che nel silenzio dell’alba assume il valore spirituale di un miraggio nel deserto e ci annuncia che sì…
forse…
stavolta…
siamo davvero arrivati.

Conclusione:

Abbiamo pedalato, riso, forse pianto un po’ (ma per colpa del vento negli occhi, ovviamente). La Notturna non è solo una pedalata: è un viaggio interiore, un’odissea ciclistica, un’avventura che si racconta meglio dopo un buon caffè e una brioche all’alba.

E ricordate: chi dorme non piglia bici!